Intervista ad Attilio Mucelli

Attilio Mucelli intervistato dal ClubTi Centro sul tema “Innovazione continua” inizia l’intervista ricordando come è iniziata la sua collaborazione all’interno del ClubTi Centro e le motivazioni che lo hanno coinvolto fino a diventare socio ClubTi Centro.

“Mi sono iscritto al ClubTI Marche poco dopo la sua costituzione perché il Prof. Panti, tra i fondatori del Club, m’illustrò gli obiettivi dell’associazione che ho trovato di grande interesse e che ho subito condiviso. In particolare, il ClubTI Marche vuole aggregare le competenze professionali presenti nella nostra regione riguardanti il tema dell’Information & Communication Technology con il fine ultimo di offrire occasioni di confronto tra gli operatori professionali che si occupano di questo specifico argomento. Nel tempo il Club si è sviluppato sia in termini di numero di soci sia in termini d’iniziative di dibattito organizzate. La chiave vincente di questo processo di crescita credo sia stata la scelta di trattare il tema dell’ICT in senso ampio, cioè sia dal punto di vista strettamente tecnologico sia guardando alle sue prospettive economico-organizzative offrendo, in questo modo, la possibilità di dibattere o a chiunque operi in azienda.”

CTIM : Il tema dell’innovazione ricorre sempre più spesso nel dibattito sulle capacità competitive delle nostre imprese. Quale idea si è fatto in proposito?

Attilio Mucelli: Mi sembra evidente come prassi e dottrina concordino sull’importanza e la centralità dell’innovazione per la competitività dell’azienda e per la sua redditività, oltre che per la sua stessa sopravvivenza.L’innovazione deve essere considerata la leva su cui agire per avviare un circolo virtuoso in grado di migliorare le performance aziendali e ridurre i vincoli finanziari alla crescita, favorendo l’accesso al mercato finanziario. Passando per investimenti in formazione della risorsa umana e per il miglioramento della qualità di prodotti e processi interni, la crescita della propensione all’innovazione può innescare un meccanismo di rafforzamento della cultura dell’impresa e della sua capacità di organizzazione. Da tutto ciò dovrebbe risultare una maggiore capacità competitiva e di resistenza alle crisi.

CTIM : Dal suo punto di vista cosa dovrebbe fare l’impresa, nel concreto, per essere innovativa?

Attilio Mucelli : Mi sembra scontato che un primo meccanismo che porta all’innovatività è certamente la creatività, sia del singolo individuo, sia dell’organizzazione aziendale nel suo complesso.  Senza dover essere degli “inventori”, una buona dose di creatività può portare a combinare elementi esistenti in forme nuove, in modo tale da migliorare un prodotto esistente, offrire una soluzione diversa dal consueto, oppure ottimizzare un processo produttivo. A questo riguardo credo che i giovani siano i maggiori portatori di creatività, in tutti i sensi e in tutti i campi. Un secondo meccanismo che porta innovazione all’interno dell’azienda è il capitale relazionale.  Avere una molteplicità di contatti può far arrivare stimoli nuovi e diversi tra loro tali che, una volta combinati insieme, diano una risultante innovativa.

CTIM : Ci può spiegare meglio questo secondo concetto?

Attilio Mucelli: In altri termini, ritengo che il capitale relazionale può fornire elementi potenzialmente innovativi che, opportunamente vagliati, fanno emergere l’innovazione. Driver dell’innovazione stessa divengono, in questa logica, i rapporti con clienti, fornitori, concorrenti, produttori di beni complementari, università, altri enti di ricerca pubblici e privati – tra cui laboratori, parchi scientifici e tecnologici, incubatori d’impresa. A tali interlocutori si aggiungono le opportunità offerte dai network collaborativi di ricerca e sviluppo, soprattutto nei contesti in cui la singola organizzazione è difficile che possieda risorse e capacità per sviluppare e realizzare autonomamente l’innovazione.

Il primo meccanismo a cui accennavo in precedenza comporta che l’azienda sia essa stessa creativa e, quindi, innovativa; le innovazioni originano direttamente dall’interno dell’organizzazione aziendale, secondo la logica della closed innovation. Ma più che puntare sul primo meccanismo le imprese, in particolare le PMI, dovrebbero investire nella direzione del secondo meccanismo che ricordavo utile per stimolare l’innovazione. In questo senso, l’azienda dovrebbe avere la capacità sia di giudizio sia di entrare in contatto con idee potenzialmente innovative dato che le innovazioni originano al di fuori di essa stessa. A tal riguardo in un recente scritto (realizzato con Carlo Marinoni e pubblicato su Sviluppo & Organizzazione n. 235/2010 – ndr) richiamo il concetto teorizzato in dottrina di open innovation, in cui i confini dell’azienda sono “porosi” e fanno penetrare al suo interno idee innovative, riportando due casi di imprese italiane che hanno raggiunto il successo percorrendo questo sentiero innovativo.

Silvia Conti, Comunicazione e Ufficio Stampa ClubTi Centro.

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Un Commento a “Intervista ad Attilio Mucelli”

  1. [...] alcune tematiche riguardo all’innovazione con il Prof. Attilio Mucelli realizzando un’intervista. [...]

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